Testi e immagini tratti in parte dal volume:
"Berceto - il Duomo un paese e il suo territorio (note di storia e di arte)" di Don Giuseppe Bertozzi, III edizione
Un po' di storia   


Nell'VIII secolo d.C. il Re Longobardo Liutprando, per ringraziare Dio delle vittorie riportate sui nemici, fece costruire un Monastero, sulla cima del monte Bardone. Quel monastero si chiama "Berceto" e diventa ben presto centro di irradiazione culturale, religiosa e civile non solo di un paese ma di tutta la vallata.
La cima del Monte Bardone, l'attuale Passo della Cisa, rappresentava un importante punto strategico nella viabilità dell'attraversamento appenninico.
A reggere la comunità monastica, un antico documento di epoca longobarda, pone la figura di un Santo Vescovo, venuto dal nord della Francia. E' Moderanno di Rennes, che, percorrendo la strada dei pellegrini verso Roma, risale queste montagne. Fermatosi nella piccola chiesa del Monastero dedicata a Sant'Abbondio Martire, sente imperioso il bisogno di fermarsi in questo luogo per darsi ad una vita di perfezione e di preghiera secondo la regola di San Benedetto. Diventa così il primo Abate del monastero donato a lui e ai suoi monaci dal Re Liutprando. Il paese stesso, per la grande personalità del Santo Vescovo, sarà indicato in antiche carte ed itinerari, semplicemente come "San Moderanno".
Il paese vive della vitalità stessa del monastero e questi dell'importanza strategica della strada, della quale era presidio, denominata, nel corso della storia a seconda dei vari periodi, di Monte Bardone, Romea, o Francigena.

Questa strada ha visto transitare e spesso sostare nel paese di Berceto, viandanti, pellegrini, eserciti, cortei imperiali. I pellegrini portavano con se' le devozioni legate ai luoghi santi, mete dei loro pellegrinaggi, assieme a notizie di cronaca raccolte lungo il cammino. Gli eserciti facevano giungere gli echi dei grandi avvenimenti politici o militari destinati a cambiare in breve volgere di tempo, i padroni a cui pagare i nuovi balzelli.
Non era ancora terminato il primo millennio (853) quando improvvisamente, per convenienze politiche, il Re Carlomanno, regala il Monastero di Berceto al Vescovo di Parma, creando scompiglio nella piccola comunità monastica che tuttavia riuscirà a mantenerer la propria indipendenza fino alla metà del 900 grazie all'impegno e alla personalità del magnifico Abate Tiberio. Poi tutto dovrà sottostare ai nuovi assetti e il monastero, trasformato più tardi in Canonicato, andò alle dirette dipendenze del Vescovo di Parma.
Mentre il complesso monastico si avvia ad una rapida decadenza, nuove potenze comunali e feudali si contenderanno il controllo dei territori, del paese e soprattutto dell'antica e importante strada che era stata dei Liguri, dei Romani, dei Longobardi e dei Franchi.

Nel 1221 per un accordo fra il Vescovo Obizzo e il Comune di Parma nasce il Castello che, dall'alto delle pendici di "Ripa Santa" tende la sua mano armata a dominio e difesa dei possedimenti continuamente contesi e della strada che, fra mille angherie, continua ad essere percorsa da coraggiosi e spesso rassegnati viandanti.
Le lotte fra Guelfi e Ghibellini vedono prevalere e poi soccombere antichi casati; sarà la nobile famiglia dei Rossi a impadronirsi e (dopo alterne vicende) a tener ben saldo il Castello e il Feudo di Berceto. Sono gli anni del passaggio del terribile Imperatore Arrigo VII che per qualche sgarbo alle sue truppe, metterà a ferro e fuoco il paese (1313), ma anche quelli della pacifica ospitalità a Carlo IV di Lussemburgo (1355), che nell'antica chiesa abbaziale, lascerà con il monumento a San Broccardo, il segno del suo passaggio e della sua devozione.

Nel 1413 nasce nel Castello di Berceto il magnifico Conte Pier Maria Rossi, grande stratega e anche grande mecenate; a lui si deve l'ultima ricostruzione del Castello di Berceto, passato alla Storia (ma purtroppo ora solo nel vanto e nel ricordo) come il più bello della nostra montagna.
Molto più importante di Pier Maria, per la storia locale, è stato il figlio di lui Bertrando, a cui si deve la stupenda ricostruzione della chiesa dell'antica abbazia alla fine del 1400. L'armonia e l'imponenza che ora ammiriamo nel Duomo di Berceto, sono frutto di quel sapiente intervento.

Le ultime vicende del Casato dei Rossi, ormai in piena crisi, si attestano a dopo la metà del 1500, preludio a quella decadenza che coinvolgerà inesorabilmente anche Berceto e che vedrà, dopo il 1600 il castello passare da un proprietario all'altro, fino al suo completo abbandono.
Berceto ritorna così ad essere, come ai tempi di Moderanno, il piccolo paese di montagna, stretto attorno alla sua Pieve, ultimo baluardo della sua storia e della sua nobiltà.






Da vedere a Berceto                (clicca per ingrandire la cartina) -->
Il Castello
  • La realizzazione del castello è accertata dall'inizio del XIII secolo, sulle spoglie di un antico presidio longobardo, ma la struttura acquista l'attuale conformazione col dominio Rossi, dal 1441. Luogo di nascita di Pier Maria, fu trasformata da fortezza difensiva a ricca e lussuosa dimora, come testimoniato dal famoso affresco del Bembo nel castello di Torrechiara. Oggi i resti sono stati trasformati in parco archeologico.
    Dalla sommità della rocca si colgono gli scorci più significativi del paesaggio urbano del paese.


- Il paese e la via Romea che l'attraversa
  •  Portale quattrocentesco - Da notare sulla sinistra di via Pier Maria Rossi il bel portale quattrocentesco. Scolpito in pietra arenaria della zona, presenta lesene scanalate a finti capitelli ionici. Ai lati dell'arco, due stemmi con i leoni rampanti, simboli della dinastia dei Rossi.
  •  Portale di casa Montali - Su strada Romea spicca un prezioso portale rinascimentale i cui stipiti e l'arco sono decorati da un fitto viticcio intrecciato scolpito a bassorilievo, mentre in alto campeggiano gli stemmi della famiglia Rossi. Poco più avanti, un'abitazione conserva l'ingresso tipico delle botteghe medioevali, con il bancone di vendita direttamente prospicente la strada.
  •  Torrione medievale - Il torrione, un tempo parte delle mura difensive, è oggi adibito a spazio espositivo per esposizioni temporanee. Solo l'interno svela la sua antica destinazione a torre.
  •  Fortino di Maria Luigia - A guardia della statale della Cisa, sopra l'abitato di Berceto, sono conservati i resti del fortino ottocentesco voluto da Maria Luigia. Rimasto incompleto, il fortino è stato recentemente restaurato. E' visitabile con una breve escursione a piedi.





Il Duomo di Berceto (l'antica Pieve) e il suo Tesoro
  • La fondazione dell'abbazia longobarda nell'VIII secolo, nel punto in cui sorge il duomo, fece di Berceto un importante presidio religioso ed economico lungo la strada Romea. Dell'antico edificio religioso, fondato dal re longobardo Liutprando e affidato dal Re a San Moderanno, rimane il frammento di pluteo in arenaria, ora inserito nell'altare; del successivo edificio romanico (XII secolo) le tracce più interessanti sono le sculture della facciata. Tra queste spicca la lunetta del portale maggiore, raffigurante la Crocifissione, dove il Cristo è rappresentato vivo e quindi trionfante sulla morte e sui movimenti ereticali del periodo. Le trasformazioni successive, che portarono all'attuale assetto del duomo, sono il frutto di un vasto ampliamento della chiesa romanica, voluto dai Rossi nel XV secolo, e di altri restauri successivi, il più importante dei quali fu fatto eseguire da Maria Luigia nel 1845.
  • Accessibile dal duomo, il Museo d'arte sacra conserva preziosi oggetti: tra questi spiccano il piviale di San Moderanno e un calice in vetro dell'VIII secolo. Quadri, reliquiari e stendardi processionali hanno come filo conduttore la devozione dei principi, del popolo e delle confraternite laicali.


Il Santuario della Madonna delle Grazie
  • Grazie ai padri Agostiniani, a partire dai primi decenni del XVI secolo, la piccola chiesetta quattrocentesca di S. Maria delle Grazie fu trasformata in convento. Divenuta seminario a metà ottocento, fu insignita, nel 1924, del titolo di Santuario diocesano. L'edificio conserva la statua policroma della Vergine con il bambino che diede origine fin dal XVI secolo al culto della Madonna delle Grazie. Ancora oggi si celebra, la prima domenica dopo il 2 luglio, lo scioglimento del voto alla Madonna fatto per scongiurare la pestilenza del 1630.


Prodotti tipici   

La Spongata e la Mostarda
La spongata, dolce tipico natalizio, è una delle specialità di Berceto che si può acquistare negli alimentari o in pasticceria. L'ingrediente principale della spongata è la mostarda, che si sposa bene anche con i bolliti e i formaggi. Gli ingredienti e le dosi di questo composto dal gusto tanto particolare vengono tramandati solo all'interno delle famiglie, che gelosamente ne custodiscono la ricetta.
Una elle differenze principali sta nella scelta tra mele cotogne e pere nobili, oltre che nella quantità di arance, fichi secchi, miele e zucchero.


Alcuni paesi del Comune di Berceto degni di particolare attenzione   

Corchia

E' certamente il più rinomato paese del bercetese e meta di visite turistiche ed escursioni. Posto sul ramo occidentale del torrente Manubiola, incassato in una stretta valle, a 14 km dal Capoluogo, vi si accede per una tortuosa strada che attraversa Ponte Manubiola e risale dopo alcuni tornanti il percorso dello stesso torrente, attraversando il paese di Bergotto.
La borgata costruita interamente in pietra locale, mostra ancora oggi un impianto medioevale che la caratterizza: voltoni, casette addossate, botteghe artigiane e stretti vicoli che si dipartono da un'unica via centrale. Portici, legnaie, piccole stalle, stretti orticelli evocano povere economie contadine che paiono essere state fissate e fermate nel tempo.

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Roccaprebalza

Ai piedi di una scura roccia ofiolitica sulla quale si ergeva anticamente un piccolo castello con torre di avvistamento, è adagiato il paese di Roccaprebalza. Lo si incontra a 4 km sulla strada che da Berceto scende al fondovalle verso il ponte Manubiola. E' costituito da un'unica strada che taglia longitudinalmente il paese e sulla quale si affacciano piccole strade, stretti borghi, piazzette e aree cortilizie, fienili e stalle. Il tutto in un'ambientazione molto contenuta non priva di una certa spontanea eleganza formale.

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Pagazzano

Scendendo da Berceto verso Parma, lungo la strada statale della Cisa, in località Monte Marino, al bivio, si segue la segnaletica per Pagazzano. Il nucleo primitivo risale al XV° sec. Paese contadino, nella spontaneità delle costruzioni rivela elementi primitivi e tipici di una civiltà rurale e povera: passaggi sostenuti non da voltoni ma da architravi in legno, costruzioni realizzate con grande maestria e perfezione formale, con pietre poco o per nulla calcinate (a secco).

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Castellonchio

Al bivio già citato, di Monte Marino, sulla statale della Cisa, si prosegue per Parma e dopo alcuni chilometri si incontra il paese di Castellonchio. E' percorso longitudinalmente dall'antica via Francigena ed è stato nella storia un punto di riferimento per pellegrini e viandanti che qui trovavano rifugio e ristoro. E' posto su un leggero declivio e percorrendo l'antica via Francigena che divide in due il paese, osservando edifici e piccole corti, ci si accorge della bellezza e vetustà della borgata.

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Valbona

Il nome del paese, indica già la vocazione contadina e naturalistica del territorio. E' al termine di una strada di recente costruzione (prima era servita da una mulattiera) e ha vissuto per secoli in un sereno isolamento ancorata alla propria terra e ai secolari boschi di castagni. Non mancano anche in questo paese begli esempi di architettura spontanea. La chiesa è stata ricostruita alla metà del '800 ed è caratterizzata dal bel campanile divenuto ormai unico simbolo del paese.

Vedi anche la pagina L'Alta Val Manubiola
Fugazzolo

La frazione, che dista pochi chilometri da Berceto e dal paese di Casaselvatica nella valle del fiume Baganza, è divisa in due agglomerati di case che vengono denominati Fugazzolo di sotto e di sopra. La chiesa parrocchiale è "sopra" mentre "sotto" vi è un oratorio privato, dedicato a Santa Eurosia, costruito nel 1817.
Pur rimaneggiato da recenti rifacimenti e restauri, il paese nei suoi due agglomerati, mantiene segni inconfondibili della sua vocazione agricola, con fienili e stalle ben individuabili nella loro tipicità, anche se ora dismessi. Il vero interesse storico e architettonico di questo territorio, è costituito dal ponte medioevale che si erge con il suo inconfondibile arco ogivale fra le due rive del torrente Baganza, in località Mulino. Era il ponte attraverso il quale le varie mulattiere si immettevano nei pressi di Berceto nella storica strada di Monte Bardone.

Vedi anche la pagina L'Alta Val Baganza



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