Tra la Val Taro e la Val Manubiola


L'area compresa tra la Val Manubiola e la Val Taro è una tra le zone più interessanti dal punto di vista naturalistico del territorio bercetese. Si raggiunge scendendo verso Ghiare, il principale nodo viario del Comune di Berceto. Da qui, le due direttrici naturali, costituite dalla Val Taro e dalla Val Manubiola, delimitano un territorio caratterizzato da rilievi geolitologicamente molto antichi ed eterogenei, con almeno 60 specie diverse di minerali. Questi monti sono costituiti da affioramenti ofiolitici, tipiche rocce magmatiche, dette genericamente pietre verdi o serpentine per il loro colore caratteristico.
Sugli speroni rocciosi, che spesso si ergono maestosi, di frequente in passato furono costruite torri d'avvistamento o rocche: ne sono un esempio Roccaprebalza e Pietramogolana.
Accanto agli speroni rocciosi, tra ghiaioni e rupi, il territorio presenta un'abbondante copertura forestale di querceti, castagneti e faggeti. Tra il verde della valle, l'impronta dell'uomo appare evidente nei piccoli borghi abbarbicati lungo le pendici dei monti.



 Roccaprebalza

Sulla sommità di un affioramento di roccia serpentina, sorgeva una rocca fatta costruire dal Vescovo di Parma agli inizi del XIII secolo. La presenza del castello, considerato inespugnabile per la sua posizione, determinò l'impianto urbanistico del paese. La tradizione orale vuole che il Castello fosse collegato con cunicoli, di cui non rimangono tracce, al sottostante paese. Tra i rustici edifici dai tetti in pietra, spicca la "casa delle fate", esempio di architettura civile medio-collinare del XVI-XVII secolo, con finestre in arenaria decorate a losanghe. Decori e simboli misteriosi, incisi sulla pietra, sono presenti in numerosi architravi ed edifici del borgo. Delimita il paese alla base della rupe una cortina di antichi edifici, un tempo parte del castello.
Dalla cima del paese lo sguardo spazia dalla valle del Taro al crinale appenninico. Le fessurazioni della roccia ospitano alcune specie aromatiche xerofile come l'Assenzio, l'Elicriso e la Coriaria mirtifolia.
 Bergotto

Situata sulla sinistra del torrente Manubiola, questa frazione è conosciuta soprattutto per i funghi. Di recente è stato costituito il Consorzio di valorizzazione dei boschi di Bergotto-Corchia-Valbona che ne regolamenta la raccolta sul suo territorio.
Al centro del paese, la vhiesa di S. Martino, iniziata nel XVIII, ha un'unica, ampia navata. L'edificio sacro fu dato alle fiamme dai nazisti, con l'intero paese, durante una rappresaglia nel 1944. Secondo i racconti popolari, la chiesa ospitava streghe che di notte aiutavano i contrabbandieri nelle loro fuga.
La frazione è caratterizzata dalla presenza di piccoli nuclei sparsi come Pellerzo, tipico borgo rurale. A Case Martinelli si trova invece il principale affioramento di roccia granitica presente in regione, mentre in direzione Il Fagiolo si trovano i prati di S. Bernardo, che ospitano ogni anno in agosto la festa popolare del Santo.
 Lozzola

Abbarbicato sul crinale tra la Val Manubiola e la Val Taro tra rocce di serpentine, il paese era dominato da un castello, oggi scomparso, che fu feudo dei Sanvitale e, successivamente, dei Canosa-Cavatorti. Nel paese, la chiesa di S. Lorenzo, costruita nella prima metà del '700, presenta una facciata con finestrone a stella. In località Castello si trova un interessante oratorio intitolato alla Natività della Madonna.
 Ghiare

Sorge all'altezza della confluenza del torrente Manubiola nel fiume Taro, nel punto in cui si snodano importanti vie di comunicazione: la strada di fondovalle, l'autostrada e la ferrovia. Fu proprio in occasione della costruzione di quest'ultima che, alla fine dell'Ottocento, si sviluppò l'abitato. Dal centro del paese spicca il cementificio Marchino, interessante esempio di architettura industriale del periodo. La chiesa di S. Felicita conserva oggetti dell'omonima chiesa di Casacca, qui trasportati quando la frazione fu abbandonata.
 Casacca

L'isolata località sorge sulla cima di un colle, poco lontano da Ghiare. L'antico borgo rurale, completamente abbandonato negli anni Cinquanta a causa del fenomeno migratorio che ha interessato il nostro Appennino, di recente è divenuto proprietà privata ed è stato completamente restaurato.
 Pietramogolana

Dalla cima di uno scoglio roccioso che si erge a fianco del Taro, Pietramogolana domina il corso del fiume. A testimonianza della sua posizione strategica resta una torre mutila, parte di un castello che fu per secoli oggetto di contese. Entro le mura del castello sorgeva la chiesa di S. Giovanni, che fu distrutta e ricostruita nell'Ottocento.
Il particolare ambiente naturale permette la crescita della Peonia selvatica (Paeonia officinalis) e del Dittamo (Dyctamus albus), tra i più bei fiori delle nostre montagne.




I prodotti tipici: i funghi

Il fungo, presenza tipica dei boschi di Berceto, è il prodotto fruttifero di un organismo che si estende per centinaia di metri quadrati sotto la superficie del terreno. E' un alimento che accompagna gustose pietanze. I ristoranti della zona, soprattutto in autunno e in primavera, propongono appetitosi piatti a base di funghi accompagnati da Parmigiano-Reggiano e pani di montagna. Da luglio a settembre nella zona sono rari ma presnti gli ovuli (Amanita caesarea) che non possono essere raccolti allo stato chiuso. La mazza di tamburo è diffusa nel sottobosco. Da agosto a settembre si trova il porcino. In primavera si raccolgono i profumatissimi prugnoli. Regole precise definiscono le quantità e le modalità di raccolta dei funghi.







Turismo Sportivo S.Ca.R.L. Via Nazionale, 146 43042 BERCETO (PR) P.IVA: 00520660341 Cod.Fisc. 80003330349 Tel: 0525/64521 Fax: 0525/629014 www.campingipianelli.it e-mail: info@campingipianelli.it